Come scegliere il CCNL da applicare in azienda
L'attività svolta, non la convenienza economica, decide quale contratto collettivo si applica: dal 2026 sceglierne uno non coerente pesa anche sull'accesso agli incentivi.
di Jacopo Curletto · Giornalista
Pubblicata il 4 min di lettura
Chi apre un'attività o assume il primo dipendente si trova davanti a una scelta che sembra libera e non lo è del tutto: quale contratto collettivo nazionale applicare. In Italia nessuna legge obbliga formalmente un datore di lavoro non iscritto a un'associazione datoriale a seguire un CCNL specifico, perché l'articolo 39 della Costituzione, quello che avrebbe reso i contratti collettivi vincolanti per tutti, non è mai stato attuato. Nella pratica la scelta è vincolata su più fronti: dalla coerenza con l'attività svolta, dalla giurisprudenza che usa i minimi di settore come parametro della retribuzione sufficiente prevista dall'articolo 36, e dal 2026 anche da una norma che lega esplicitamente lo stipendio minimo al contratto del settore. Cos'è di preciso un CCNL e come funziona lo spieghiamo nella guida cos'è il CCNL.
Il criterio è l'attività, non la convenienza
Il decreto Primo Maggio (decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla legge 112 del 25 giugno 2026) ha reso esplicito un principio che i giudici applicavano già da anni. L'articolo 7 stabilisce che il trattamento economico dovuto ai lavoratori deve corrispondere a quello dei CCNL firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, cioè quelle con più iscritti e più peso nel settore, individuati in base al settore e alla categoria produttiva, all'attività effettivamente prevalente dell'impresa, alla dimensione aziendale e alla natura giuridica del datore. Un'azienda che applica un contratto diverso non può comunque scendere sotto il trattamento economico complessivo del CCNL di riferimento, e se lo fa perde l'accesso agli incentivi previsti dal decreto.
Il vincolo non nasce nel 2026. Dal 2006 sgravi e agevolazioni contributive spettano solo alle imprese che rispettano i contratti delle organizzazioni più rappresentative (comma 1175 della legge finanziaria per il 2007), e i contributi all'INPS vanno calcolati sulla retribuzione prevista da quei contratti anche quando l'azienda ne applica uno con minimi più bassi, una regola che risale al 1989.
Partire dal codice ATECO
Il punto di partenza pratico è la classificazione ATECO, il sistema con cui l'Istat cataloga le attività economiche. Il CNEL collega ogni contratto depositato nel suo archivio ai codici ATECO delle attività per cui è pensato, e da lì si può risalire al contratto o ai contratti coerenti con la propria impresa. La corrispondenza non è sempre uno a uno: la stessa attività può rientrare nel raggio di più CCNL, specie nei settori dove esistono contratti diversi per industria, artigianato e cooperative. Sul sito la ricerca del CCNL per codice ATECO parte proprio da questo incrocio.
Settori senza un contratto specifico
Non tutte le attività hanno un CCNL costruito su misura. Per queste situazioni il decreto sul salario giusto indica una soluzione di ripiego: si applica il trattamento del contratto comparativamente più rappresentativo il cui ambito risulti maggiormente connesso all'attività effettivamente svolta. In pratica, quando manca un contratto dedicato, si sceglie quello più vicino per contenuto e per settore affine, non il primo disponibile o quello con i minimi più bassi.
Dimensione dell'impresa e ditta individuale
La dimensione dell'azienda e la sua natura giuridica sono tra i criteri che la norma considera per valutare la coerenza del contratto scelto, ma non sono un'esenzione: anche una ditta individuale con un solo dipendente resta soggetta agli stessi criteri di un'impresa più strutturata. Cambia semmai il contratto di riferimento, perché diversi CCNL prevedono condizioni specifiche per l'artigianato o per le piccole imprese rispetto all'industria dello stesso settore. Quando l'attività si presta a più inquadramenti possibili, conviene comunque il confronto con un consulente del lavoro.
Cosa succede se il contratto non è coerente
Applicare un CCNL scelto solo perché prevede minimi più bassi espone a più di un rischio. Oltre a restare vincolata al trattamento economico complessivo del contratto di riferimento, un'azienda può ritrovarsi ad aver applicato un cosiddetto contratto pirata: un accordo firmato da sigle sindacali o datoriali poco rappresentative, spesso con condizioni economiche inferiori a quelle del contratto principale del settore. Le conseguenze vanno dal recupero dei contributi calcolati sui minimi del contratto di riferimento alla perdita degli sgravi già goduti, fino alle richieste di differenze retributive da parte dei lavoratori. Il dipendente che vuole verificare quale contratto gli viene applicato trova le strade possibili nella guida su come sapere qual è il tuo CCNL.
Domande frequenti
Chi decide quale CCNL applicare?
Nella maggior parte dei casi la scelta spetta al datore di lavoro, ma non è del tutto libera: deve essere coerente con il settore e l'attività prevalente dell'impresa, e dal 2026 il decreto sul salario giusto lega esplicitamente a questi criteri anche il trattamento economico minimo dovuto.
Come si sceglie il CCNL in base al codice ATECO?
Si parte dal codice ATECO dell'attività e si consultano i contratti collettivi che il CNEL associa a quel codice nel suo archivio. Sul sito la ricerca per codice ATECO restituisce i CCNL coerenti con l'attività indicata.
Un'azienda può applicare qualsiasi CCNL?
Può applicare il contratto che sceglie, ma lo stipendio non può scendere sotto quello previsto dal contratto comparativamente più rappresentativo del settore. Sotto quella soglia l'azienda perde gli incentivi del decreto Primo Maggio e gli sgravi contributivi, e versa comunque i contributi calcolati sui minimi del contratto di riferimento.