Rinnovo CCNL: tranche, una tantum e arretrati

Firmato l'accordo, gli aumenti arrivano spesso a rate distribuite su più anni. Per il periodo scoperto le parti scelgono fra arretrati, somme forfettarie o niente.

di · Giornalista

Pubblicata il 5 min di lettura

Condividi

Scritta a partire da norme e documenti ufficiali, elencati nelle fonti in fondo alla pagina.

Il rinnovo di un contratto collettivo nazionale è l'accordo con cui sindacati e associazioni delle imprese aggiornano il CCNL scaduto, o in scadenza, di solito per tre o quattro anni. Di solito cambia prima di tutto la parte economica, cioè i minimi per livello, ma spesso interviene anche su orari, permessi, welfare e altri istituti. Per chi lavora, le domande sono quasi sempre tre: di quanto aumenta lo stipendio, da quando, e cosa succede ai mesi passati senza contratto.

In breve

  • Il rinnovo passa da un'ipotesi di accordo, spesso dalla consultazione dei lavoratori e poi dal deposito al CNEL.
  • Gli aumenti arrivano di solito a tranche, con date fissate nell'accordo.
  • Per il periodo scoperto si usano arretrati, una una tantum oppure nessuna copertura: lo decide l'accordo.
  • Gli aumenti pagati nel 2026 per rinnovi firmati dal 2024 sono tassati al 5% per chi ha redditi da lavoro fino a 33.000 euro.

Come funziona, passo per passo

Dalla trattativa alla busta paga

  1. Piattaforma e trattativa Il sindacato presenta le richieste e le parti negoziano, spesso quando il contratto è già scaduto.
  2. Ipotesi di accordo Le delegazioni firmano un testo provvisorio con aumenti, tranche e decorrenze.
  3. Consultazione In molti settori l'ipotesi viene sottoposta al voto dei lavoratori prima di diventare definitiva.
  4. Deposito al CNEL L'accordo firmato viene depositato nell'archivio nazionale dei contratti, dove riceve la data di ricezione.
  5. Busta paga L'azienda applica i nuovi minimi dalla data di decorrenza prevista, anche se il testo definitivo arriva dopo.

Il deposito non è sempre immediato. Negli accordi firmati dal 2024 che abbiamo nel nostro archivio, la metà arriva al CNEL entro 15 giorni dalla firma, ma in un caso su cinque passano più di due mesi e in quasi uno su dieci più di sei. Per questo un contratto può risultare ancora scaduto nell'archivio pubblico quando in realtà è già stato rinnovato: è successo ai metalmeccanici dell'industria, come raccontiamo nella guida sul CCNL scaduto. Gli ultimi accordi depositati sono nella pagina dei rinnovi.

Gli aumenti a tranche

Gli aumenti di un rinnovo quasi mai arrivano tutti insieme. L'accordo li divide in tranche, con date precise, e le tabelle retributive cambiano a ogni scadenza. Di solito l'importo è fissato per un livello di riferimento e riproporzionato sugli altri in base alla scala parametrale del contratto, per cui i livelli più alti ricevono aumenti più grandi in euro.

Due contratti, due calendari

Commercio, IV livello, paga base mensile:

Da novembre 2025    1.257,46 euro
Da novembre 2026    1.292,46 euro   (+35,00, tranche prevista)

Metalmeccanici industria, livello C3: dopo la tranche di giugno 2026, previsti +59,58 euro a giugno 2027 e +64,87 euro a giugno 2028, proporzionati sugli altri livelli.

Le tabelle aggiornate, con le prossime decorrenze quando sono già note, sono nelle pagine del commercio, dei metalmeccanici e degli altri contratti nella sezione tabelle retributive. Cosa compone il minimo su cui si applicano gli aumenti lo spieghiamo nella guida sul minimo tabellare.

Arretrati e una tantum

Quando il rinnovo arriva dopo la scadenza del vecchio contratto, resta da decidere cosa fare dei mesi scoperti. Gli accordi usano tre soluzioni. La prima sono gli arretrati: gli aumenti decorrono da una data passata e l'azienda paga la differenza per ogni mese, di solito in un'unica soluzione nella prima busta paga utile. La seconda è l'una tantum, una somma forfettaria uguale per tutti o divisa per livello, che copre il periodo senza contratto ma non entra nei minimi e quindi non si ripete negli anni successivi. La terza è nessuna copertura, con aumenti che partono solo dalla firma.

Le una tantum di solito spettano in proporzione ai mesi di servizio nel periodo di riferimento e spesso sono ridotte per part time e assenze non retribuite: le regole esatte stanno nell'accordo di rinnovo, e cambiano da un contratto all'altro.

Per legge, salvo alcuni settori esclusi, chi ha un contratto scaduto da oltre nove mesi ha diritto a un anticipo pari al 50% dell'inflazione IPCA-NEI, che il rinnovo poi assorbe (articolo 10 del decreto Primo Maggio). Per i contratti già scaduti prima del decreto il meccanismo parte dal 1° gennaio 2027. I dettagli sono nella guida sul decreto Primo Maggio.

La tassazione al 5% sugli aumenti del 2026

La legge di bilancio per il 2026 ha introdotto un'imposta sostitutiva del 5%, al posto dell'Irpef e delle addizionali, sugli aumenti pagati nel corso del 2026 ai dipendenti privati in attuazione di rinnovi firmati fra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. Vale per chi nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro (articolo 1, comma 7 della legge 199 del 2025). L'Agenzia delle Entrate ne ha chiarito l'ambito con le circolari 2/E del 24 febbraio e 3/E del 24 giugno 2026 (EC News). L'agevolazione riguarda solo la quota di aumento dovuta al rinnovo, non l'intero stipendio, e per ora è limitata al 2026. Comprende gli arretrati pagati nel 2026, anche se riferiti agli anni precedenti, ma non le una tantum. Per una stima del netto partendo dal livello c'è il nostro calcolatore.

Domande frequenti

Cosa significa una tantum nel CCNL?

È una somma forfettaria pagata una sola volta, di solito con il rinnovo, per coprire il periodo in cui il contratto era scaduto. Non entra nei minimi tabellari e non si ripete negli anni successivi.

Quando arrivano gli arretrati?

Nella busta paga indicata dall'accordo di rinnovo, spesso la prima utile dopo la firma. Spettano solo se l'accordo fa decorrere gli aumenti da una data passata.

Gli aumenti del rinnovo sono tassati al 5%?

Solo quelli pagati nel 2026, per rinnovi firmati fra il 2024 e il 2026, e solo per chi nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente fino a 33.000 euro. L'imposta del 5% si applica alla quota di aumento, non all'intero stipendio, e non riguarda le una tantum.

Dove vedo se il mio contratto è stato rinnovato?

Nella pagina dei rinnovi del sito, che riporta gli accordi depositati al CNEL, e nella scheda del proprio contratto nell'archivio. Un rinnovo appena firmato può comparire con qualche settimana di ritardo.

Fonti e riferimenti

Chi ha scritto questa guida

Giornalista

Giornalista e owner di ContrattiCCNL.it. Dal 2020 aiuto i lavoratori a orientarsi nel mondo dei contratti collettivi, tenersi aggiornati e conoscere la loro retribuzione.

Tutte le guide di Jacopo

Testo verificato il 20 ottobre 2026. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere di un consulente del lavoro, di un sindacato o di un patronato sul singolo caso. Hai trovato un errore o un dato non più aggiornato? Segnalacelo.

Guide correlate

Ti serve il testo del tuo contratto?

Oltre 1.000 CCNL in PDF, presi dai testi definitivi depositati al CNEL. Gratis, con il link inviato alla tua email.

Scarica il tuo CCNL in PDF